- Parlaci di te.
Sono regista e videomaker da 16 anni. Mi sono formato in regia cinematografica all'accademia di cinema INSAS (Bruxelles), dove mi sono innamorato del cinema documentario. Dopo la laurea ho deciso di tornare in Italia, dove tutto è cominciato.
- Cosa ti hanno insegnato il cinema e il videomaking?
Negli anni ho dovuto imparare a mettere da parte l'ego (non facile per un regista!) e semplicemente mettermi al servizio di chi ha una storia da raccontare.
Dall'istituto di ricerca al salone di parrucchieri, dalla cooperativa agricola alla casa d'aste, ho imparato ad ascoltare le esigenze specifiche di ogni realtà, e a costruire insieme a loro una narrazione genuina.
- Cuore o cervello? Chi ha il primato per te?
Il tema fondamentale per me è l'equilibrio tra storia e tecnologia. Avere un'immagine bella e un audio professionale è importante (giro con una Sony FX3), ma nessun dettaglio tecnico deve avere la priorità sull'umanità e l'autenticità che stiamo raccontando.
Altrimenti tanto vale far lavorare un computer ;)
- Cosa ti dà soddisfazione?
Sapere che un cliente si vede rappresentato in modo veritiero e autentico, è per me una grande gioia. Tutto parte da un ascolto consapevole dei bisogni del progetto e delle persone coinvolte.
Voglio che i protagonisti dei miei lavori vi si riconoscano pienamente: per esempio un mio vecchio film (La Montagne sous Paris) è diventato un film cult per la comunità di cataphiles delle catacombe parigine. E’ una grande soddisfazione sapere che dopo anni questo film viene ancora condiviso e apprezzato dalla comunità a cui è ispirato.



Q&A con Giulio Fiore
